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  • I folati:

    un ulteriore aiuto per ridurre l'ipertensione.

    • 20 Gennaio, 2013


    L'importanza dell'alimentazione nel determinismo delle malattie cardiovascolari, ed in particolare dell'ipertensione arteriosa, è certamente ben nota e spesso associata alla necessità di rinunciare ai piaceri della tavola a favore di un alimentazione sana ma tristemente poco gustosa.

    Nonostante l’aumento della consapevolezza generale circa i rischi della pressione alta, la prevalenza dell’ipertensione nella comunità tende ad aumentare piuttosto che a diminuire, soprattutto a causa della sempre maggiore diffusione dell’obesità e della persistente tendenza all’abuso di sale nell’alimentazione abituale.

    Il ruolo dei sali di sodio e di potassio ai fini della prevenzione e della cura dell’ipertensione è oggetto di ricerca e di discussione da oltre un secolo. Negli ultimi decenni, un crescente numero di studi epidemiologici, clinici e sperimentali ha indicato un ruolo specifico e importante della riduzione del consumo di sali di sodio (il comune sale da cucina) e viceversa del maggior uso di sali di potassio nel prevenire l’ipertensione o favorirne il controllo.

    Visto che gli alimenti "naturali" contengono pochissimo sale, la grande maggioranza del sale che noi introduciamo è quello aggiunto agli alimenti nel processo di lavorazione industriale o eventualmente da noi stessi a tavola e in cucina. Per poterlo ridurre, è quindi necessario evitare l'acquisto di prodotti ad elevato contenuto di sodio, facendo attenzione alle etichette, e ridurre il più possibile l'aggiunta di sale in cucina e eliminando la saliera dalla tavola.

    In aggiunta a questo, in letteratura, alcune evidenze suggeriscono un possibile ruolo dei folati nella riduzione della pressione arteriosa, probabilmente attraverso l’aumento della sintesi di ossido nitrico nelle cellule endoteliali o la riduzione dei livelli plasmatici di omocisteina; tuttavia, gli studio condotti nell’uomo hanno portato, ad oggi, a risultati controversi.
    Allo scopo di valutare prospetticamente il ruolo dell’apporto di folati attraverso la dieta sul rischio di ipertensione, le abitudini alimentari e i livelli di assunzione di macro e micronutrienti (rilevati mediante la compilazione di appositi questionari) di 4400 adulti statunitensi di età compresa tra 18 e 30 anni sono stati messi in relazione con l’incidenza di ipertensione durante 20 anni di follow-up.

    I risultati di questo studio dimostrano pertanto che livelli più elevati di folati si associano ad una riduzione del rischio di ipertensione nella mezza età, soprattutto nella popolazione bianca.

    Gli alimenti più ricchi in folati sono: i vegetali a foglia verde (cuori di carciofo, punte di asparagi, indivia, cavoletti di bruxelles, bieta, broccoli, spinaci), la frutta fresca ( arance, fragole, clementine, pompelmi), la frutta secca (nocciole, noci, pistacchi, mandorle), i legumi (piselli, ceci secchi, fagioli, lenticchie), germe di grano e di mais, cereali, lievito di birra, tuorlo d’uovo.

    Fonti:
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22492371


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